OPPOSIZIONE A DECRETO INGIUNTIVO PER LA RISCOSSIONE DI SPESE CONDOMINIALI

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Decreto ingiuntivo e morosità

Cassazione 21 giugno 2018 n. 16389

Il giudizio in esame ha avuto inizio con  ricorso per decreto ingiuntivo presentato davanti il Giudice di Pace da un Condominio per il pagamento delle spese condominiali, dovute da un condomino ed inerenti la sistemazione esterna dell’edificio condominiale. Le spese erano state approvate con una delibera assembleare,  che aveva stabilito la ripartizione delle spese in parti uguali. Tale delibera era stata approvata dai  cinque 5 condomini presenti ed in assenza degli altri quattro condomini. Il condomino aveva proposto opposizione nei confronti del decreto ingiuntivo emesso in favore del Condominio e il Giudice di Pace aveva rigettato l’opposizione e confermato il decreto ingiuntivo.

Il Tribunale, su richiesta del condomino, aveva invece affermato che la delibera, su cui era fondato in decreto ingiuntivo, era nulla perché introduceva una modifica dei criteri di riparto delle spese condominiali priva della necessaria unanimità e aveva revocato il decreto ingiuntivo.

Il Condominio ricorreva in Cassazione. La Suprema Corte ribadiva che nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo concernente il pagamento di contributi per spese, il Condominio soddisfa l’onere probatorio su esso gravante con la produzione del verbale dell’assemblea condominiale in cui sono state approvate le spese, nonché dei relativi documenti. Nello stesso giudizio di opposizione, il condomino opponente non può far valere questioni attinenti alla annullabilità della delibera condominiale di approvazione dello stato di ripartizione. Tale delibera costituisce, infatti, titolo sufficiente del credito del Condominio e legittima non solo la concessione del decreto ingiuntivo, ma anche la condanna del condomino a pagare le somme nel processo oppositorio, che è ristretto alla verifica della (perdurante ) esistenza della deliberazione assembleare di approvazione della spesa e di ripartizione del relativo onere (Cassazione Sez. U. 18.12.09 n. 26629; Cassazione 23.02.17 n. 4672). Il giudice deve quindi accogliere l’opposizione solo qualora la delibera condominiale abbia perduto la sua efficacia per esserne stata sospesa l’esecuzione ex art. 1137 comma 2 c.c., o per essere sopravvenuto l’annullamento della delibera (Cassazione 14.11.2012 n. 19938; Cassazione 24.03.17 n. 7741).

La Corte di Cassazione ha però anche chiarito, deponendo per la correttezza della decisione del Tribunale, che nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per la riscossione degli onere condominiali, il limite alla rilevabilità, anche d’ufficio, dell’invalidità delle sottostanti delibere non opera allorché si tratti di vizi implicanti la loro nullità (Cassazione 12.01.16 n. 305). La delibera in questione, adottata a maggioranza e che prevede la ripartizione in parti uguali degli oneri derivanti dalla manutenzione di parti comuni, in deroga ai criteri di proporzionalità fissati dall’art. 1123 c.c., va ritenuta nulla. La nullità di una siffatta delibera può essere fatta valere anche nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo emesso per riscossione spese condominiali, trattandosi di vizio che inficia la stessa esistenza della delibera assembleare di approvazione della spesa (esistenza che il giudice dell’opposizione deve verificare) e che rimane sottratto al termine perentorio di impugnativa di cui all’art. 1137 c.c.. Il ricorso proposto dal Condominio è stato pertanto rigettato.

A cura dell’Avv. Laura Torri – CENTRO STUDI ANACI LECCO

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